Lui & Lei
Voglia di una donna vera
01.12.2025 |
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"Claudio le aveva afferrato il culo con entrambe le mani, l’aveva fatta salire e scendere forte..."
Il basso era così forte che sembrava entrarti nelle ossa. Luci stroboscopiche, fumo, sudore.Fabiola era venuta con due colleghe della fabbrica, giusto per “staccare un po’”, diceva sempre. 44 anni, corpo ancora da paura: jeans aderenti, maglietta nera scollata, capelli neri corti e mossi, braccia toniche da chi solleva scatoloni da vent’anni. Ballava da sola in un angolo della pista, gli occhi chiusi, il culo che si muoveva lento sul ritmo reggaeton.
Claudio l’aveva vista subito. 23 anni, studente di ingegneria, capelli castani lunghi fino al collo, maglietta bianca che gli si appiccicava al petto sudato. Era lì con gli amici dell’università, ma da mezz’ora non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
Si era fatto coraggio, un gin tonic in mano, e le era arrivato accanto.
«Balli come se nessuno ti guardasse» le aveva urlato nell’orecchio per farsi sentire.
Fabiola aveva aperto gli occhi, l’aveva squadrato da capo a piedi, sorriso storto.
«Infatti nessuno mi guarda… tranne te, ragazzino.»
Claudio aveva riso, si era avvicinato di più.
«Mi chiamo Claudio. E tu non sei una che passa inosservata.»
«Fabiola. E tu sei troppo giovane per me.»
«Ho 23 anni, non 15.»
«Lo vedo.»
Avevano continuato a ballare vicini. Sempre più vicini. Le mani di Claudio sulla vita di lei, poi sui fianchi. Fabiola non si era spostata. Anzi, si era girata, gli aveva messo il culo contro l’inguine e aveva iniziato a muoversi lenta, sfacciata. Claudio era già duro, lo sentiva premere contro i jeans.
Dopo dieci minuti di quel gioco si erano guardati.
«Andiamo fuori a prendere aria?» aveva proposto lui.
Fabiola aveva annuito senza dire una parola.
Fuori, nel parcheggio sul retro, c’era meno casino. Solo qualche coppia che fumava o si baciava contro le macchine.
Si erano appoggiati al muro, lontano dalle luci.
Fabiola aveva acceso una sigaretta, gliel’aveva passata. Le loro dita si erano sfiorate.
«Sei sposata?» le aveva chiesto Claudio, indicando la fede sottile d’oro.
«Separata da due anni. E tu? Fidanzata?»
«Single da sempre quando vedo una così.»
Lei aveva riso, buttato via la sigaretta, e l’aveva baciato. Un bacio duro, affamato, lingua subito dentro. Claudio l’aveva spinta contro il muro, le mani sotto la maglietta, sul seno sodo dentro il reggiseno di pizzo nero. Fabiola gli aveva morso il labbro, gli aveva infilato una mano nei jeans, stretto il cazzo già duro.
«Cristo, Fabiola…»
«Zitto.»
Erano saliti sulla Panda di Claudio, sedili posteriori.
Fabiola si era tolta la maglietta senza complimenti, poi il reggiseno. I seni erano pieni, capezzoli scuri e duri. Claudio li aveva presi in bocca come se stesse morendo di fame. Lei gli aveva abbassato i jeans, gli aveva preso il cazzo in mano e l’aveva masturbato piano, guardandolo negli occhi.
«Sei grosso, ragazzino.»
«Ti piace?»
«Vediamo se sai usarlo.»
Si era messa a cavalcioni su di lui. Niente mutandine sotto i jeans: le aveva tolte nel bagno della discoteca pensando proprio a questo. Si era infilata il cazzo dentro con un movimento lento, fino in fondo. Un gemito rauco le era uscito dalla gola.
Claudio le aveva afferrato il culo con entrambe le mani, l’aveva fatta salire e scendere forte. La macchina oscillava, i vetri si appannavano. Fabiola cavalcava come una che non scopa da mesi, i capelli appiccicati alla fronte, il respiro corto.
«Più forte… non rompere, dai…»
Lui l’aveva accontentata. L’aveva scopata con colpi violenti, una mano nei suoi capelli, l’altra che le strizzava il seno. Fabiola era venuta due volte, la seconda stringendolo dentro di sé così forte che Claudio aveva pensato di svenire.
Poi l’aveva girata, a quattro zampe sul sedile. Era entrato di nuovo da dietro, una mano sulla sua schiena, l’altra che le accarezzava il clitoride. Fabiola spingeva indietro, andandogli incontro, la voce rotta dai gemiti.
«Vieni dentro… voglio sentirlo…»
Claudio non ce l’aveva fatta più. Era venuto con un rantolo lungo, spingendo fino in fondo, riempiendola completamente. Fabiola aveva avuto un terzo orgasmo solo sentendolo pulsare dentro.
Erano rimasti lì, sudati, ansimanti, la musica della discoteca che rimbombava lontana.
Fabiola si era rivestita lentamente, si era accesa un’altra sigaretta.
«Mi porti a casa?» aveva chiesto con un sorriso pigro.
«Dove vuoi.»
L’aveva lasciata davanti al palazzo dove abitava alle 3:40.
Prima di scendere, gli aveva scritto il numero sul retro di uno scontrino.
«Quando hai voglia di una donna vera, non di una ragazzina, chiamami.»
Claudio l’aveva guardata allontanarsi sui tacchi, il culo che ondeggiava ancora.
Il giorno dopo, alle 14:12, le aveva mandato un messaggio:
“Stasera ho voglia di una donna vera.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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